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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

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lunedì 24 aprile 2017

Come si può definire il peccato?

Nella Bibbia il peccato è descritto come la trasgressione della legge di Dio (1 Giovanni 3:4). Il peccato ha avuto inizio con Lucifero, "l’astro mattutino" e il “figlio dell’aurora”, probabilmente l’angelo più bello e potente di tutti.
Non contento di essere tutto questo, egli desiderò essere l’Iddio altissimo, e questa fu la sua rovina e l’inizio del peccato (Isaia 14:12-15; Ezechiele 28:13-15).
Chiamato anche Satana, egli portò il peccato alla razza umana nel giardino di Eden, dove tentò Eva con lo stesso allettamento: “sarete come Dio”. Ezechiele 28:13-15 descrive Satana come un cherubino protettore in Eden. Quindi c'è stato un periodo in cui in Eden Satana non era ancora diventato peccatore.

Da questo si capisce che forse il primo peccato del diavolo era quello che spinse Eva a peccare. Genesi 3 descrive la ribellione dell'uomo contro Dio e contro i Suoi comandamenti. Da quel momento in poi, il peccato si è trasmesso a tutte le generazioni dell’umanità e noi, discendenti di Adamo, abbiamo ereditato il peccato da lui. Romani 5:12 ci dice che, attraverso Adamo, il peccato è entrato nel mondo, e così la morte è passata su tutti gli uomini perché “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23).

Attraverso Adamo, l’inclinazione intrinseca a peccare è entrata nella razza umana e gli esseri umani sono diventati peccatori per natura. Quando Adamo peccò, la sua natura interiore fu trasformata dal peccato della ribellione, portandolo alla depravazione che si sarebbe trasmessa a tutti quelli che sarebbero venuti dopo di lui. Gli esseri umani sono diventati peccatori non perché hanno peccato, ma hanno peccato perché sono diventati peccatori. Questa è la condizione conosciuta come “peccato ereditato”. Così come ereditiamo le caratteristiche fisiche dai nostri genitori, noi ereditiamo la natura peccaminosa da Adamo. Il re Davide lamentò questa condizione della natura umana decaduta in Salmi 51:5: “Ecco, io sono stato generato nell’iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato”.

Un'altra definizione di peccato è quella di “peccato imputato”. Utilizzato in àmbiti sia finanziari che legali, il termine greco tradotto “imputato” significa “prendere qualcosa che appartiene a qualcuno e accreditarlo sul conto di qualcun altro”. Tutti gli esseri umani, da Adamo a Mosè, erano soggetti alla morte, non a motivo delle loro azioni peccaminose contro la Legge mosaica (che essi non avevano), ma contro la legge generale, perché l'uomo era sempre peccatore, e se lo era significa che era sempre soggetto a dei precetti.

Dio si servì del principio dell’imputazione per il bene dell’umanità quando imputò il peccato dei credenti a Gesù Cristo, il quale scontò il castigo per il peccato con la sua morte. Imputando il nostro peccato a Gesù, Dio lo trattò come se fosse un peccatore, sebbene egli non lo fosse, e lo fece morire per i peccati di tutti noi. È importante comprendere che il peccato fu imputato a lui, me che Egli non ereditò il peccato da Adamo. Egli portò il castigo per il peccato, ma non divenne mai un peccatore. La Sua natura perfetta fu immune dal peccato. Egli fu trattato come se fosse colpevole di tutti i peccati mai commessi da tutti noi, anche se egli non ne commise alcuno. In cambio, Dio imputò la giustizia di Cristo a noi e l’accreditò sul nostro conto con la sua giustizia così come accreditò i nostri peccati sul suo conto (2 Corinzi 5:21).

La terza definizione di peccato è quella di "peccato personale", quello che è commesso quotidianamente da ogni essere umano. Poiché abbiamo ereditato da Adamo una natura peccaminosa, commettiamo dei peccati individuali/personali - tutto quello che va dalle bugie apparentemente innocenti all’omicidio. I non credenti devono scontare il castigo per questi peccati. Tuttavia, i credenti sono stati liberati dalla morte eterna per il peccato. Una volta che confessiamo i nostri peccati personali a Dio e ne chiediamo perdono, lui è fedele e giusto da perdonarci: “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9).

La pena del peccato è la morte, sia per i giusti che gli ingiusti (Romani 6:23), Che è anche la morte seconda (morte eterna) degli ingiusti resuscitati nella seconda risurrezione (Apocalisse 20:11-15). I giusti resuscitati nella prima risurrezione erediteranno la vita eterna, insieme a quelli rimasti vivi (mai morti) alla seconda venuta di Gesù (Apocalisse 20:4-6; 1 Corinti 15:51-57; 1 Tessalonicesi 4:16-17).

Dimitri Kovalenko
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