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▼ PRIMO PIANO ▼

mercoledì 3 maggio 2017

PREDICAZIONE. La comunità secondo una coscienza cristiana!

Parlare di comunità? A dei cristiani? Non è qualcosa di troppo scontato ed ovvio?!

Beh, forse bisognerà aspettare la fine di questa riflessione, dettata da un bisogno della mia coscienza cristiana, prima di dire se questo argomento (probabilmente meno teorico di quanto si pensi, ma più pratico, poiché vissuto e sofferto da molti credenti) sia del tutto scontato. Il Signore ha pregato il Padre, affinché i suoi fossero uno, uno in Lui.
Questo ci dice quanto importante sia l’aspetto dell’unità cristiana! Infatti si tratta di qualcosa di desiderato dal Signore stesso, ovvero voluto dal Suo Spirito.

Ora, quanto tempo è passato da quando Gesù fece questa preghiera? Circa duemila anni. Ossia da prima ancora che sorgesse la chiesa.

Dunque l’unità era il programma del Signore per la futura chiesa, che Egli avrebbe costituito.

Ma da quando il Signore ha istituito la chiesa ed ha dato se stesso per lei, si è realizzata quell’unità per la quale Lui stesso ha pregato? Sono tutti i cosiddetti cristiani ‘Uno in Lui’? A giudicare dalle differenze dottrinali delle varie realtà ecclesiastiche, si direbbe di no! A giudicare dalle divisioni che anche all’interno di simili denominazioni sorgono ancora oggi, si direbbe di no! A giudicare dalle gelosie che vi sono anche fra i membri di singole comunità cristiane, si direbbe di no! A giudicare dal fatto che molti pastori cercano il primato nella chiesa, controllando in ogni dettaglio i membri delle chiese, fino a non permettere a nessuno neanche di esprimere delle opinioni personali sulla conduzione della comunità, si direbbe di no! A giudicare dal fatto che in certe “comunità” ogni cosa è fatta dal pastore, che contraddicendo il detto popolare per il quale si dice che “Non si muove foglia se Dio non vuole” lo ha convertito nel detto “Non si parla, non si pensa, non si fa cosa alcuna che il pastore non voglia”, si direbbe proprio di no! Quando il Signore mi ha toccato e chiamato, personalmente tramite il Suo Spirito, mi fece comprendere che il dogma cattolico dell’infallibilità papale è qualcosa di obbrobrioso – spiritualmente parlando. E quando mi ha fatto conoscere la chiesa evangelica avevo cominciato a realizzare il meraviglioso clima della fratellanza cristiana. Un clima dove regnava la presidenza e la signoria di Cristo, per mezzo della sottomissione al Suo Spirito. Allora si che cominciai a gustare il senso della preghiera di Gesù: fa che siano uno in noi, Padre.

Ma, poi, col tempo, in certe “comunità” cristiane ho cominciato a vedere che oltre alla sottomissione al Signore (!) ha cominciato ad introdursi un altro tipo di sottomissione: quella al pastore.

Già, purtroppo nel tempo, in certe “comunità” cristiane ho cominciato a vedere che il dogma papale ha cominciato ad essere sostituito da quello del ‘timore del pastore’! Al culto in spirito di cui parla il vangelo, in certe “comunità” cristiane ha cominciato ad introdursi il ‘culto della personalità’ (del pastore)! In questo spazio vorrei dire ciò che sento attingendo dalla mia coscienza personale in Cristo.

Cristo mi ha liberato dai dogmi degli uomini ed, onestamente, soffro quando certi pastori (che “infondo” non sono altro che uomini anch’essi) cercano di imporre le proprie visioni alle “comunità” da loro curate (o a volte è il caso di dire asservite).

Intendo dire che in certe “comunità” il pastore praticamente si fa “Dio”. Oh, certo, costui non dirà mai (con le labbra) di volersi fare Dio. Ma, nei fatti, in qualche “comunità”, come dicevamo prima, anche se resta il detto “Non si muove foglia se Dio non vuole” esso è contra(d)detto dalla realtà secondo cui “Non si fa nulla (nella “comunità”) se il pastore non è d’accordo”, oppure “Non si può pensare e dire nulla di diverso da quello che pensa e dice il pastore”.

Credetemi, non mento, quando vi dico che qualche realtà del genere c’è. E i membri di quella “comunità” stanno morendo! Ma lui (il pastore) e i membri a lui fedeli (o succubi o vittime (in quanto impauriti o incapaci di dire ormai più qualcosa che sia anche minimamente diversa da quello che pensa o dice il pastore) dicono di stare bene! Assurdamente quei membri sono incapaci di dire o pensare qualcosa da se stessi e pure dicono di stare bene! Nessuno è libero di parlare o di esprimere un’opinione eppure dicono di stare bene! Non si visitano mai fra di loro in casa e, dunque, non sanno niente l’uno dell’altro (se un membro sta bene o no, se ha bisogno di qualcosa o meno) – perché solo il pastore deve sapere quello che succede nelle famiglie e non è consentito di visitarsi personalmente o di parlare liberamente dei problemi che potrebbero esserci nella comunità, eppure bisogna dire che tutto va bene! Insomma, è questa l’unità di cui parlava il Signore quando – pregando (prima che la chiesa, la Sua chiesa, nascesse) – chiese al Padre di fare in modo che i Suoi (i cristiani) fossero uno?!! Penso che certi pastori hanno “forse” mal interpretato le parole del Signore: probabilmente questi ministri hanno pensato che “essere uno” significasse che loro dovevano stare al centro di tutto e che la “comunità” dei vari membri non dovesse consistere che nella loro persona. Insomma, costoro hanno inteso le parole del Signore come se la “comunità” debba essere uno, nel senso che annullando la personalità dei vari membri loro debbono sempre risultare al centro e al comando di tutto e di tutti.

Scusate fratelli (mi rivolgo ai fratelli umili e timorati di Dio), ma sarebbe questa la “comunità” voluta dal Signore?! Parlo con dolore e spinto dal dispiacere che molte anime stanno morendo in un sistema così concepito.

Molti, liberati dalla Verità del Vangelo, hanno capito – grazie a Dio – che il cosiddetto ‘primato di Pietro’ è una bestemmia, un’ipocrisia e una falsa dottrina. Ma, purtroppo, molti di coloro che sono stati liberati da quell’inganno, sono oggi caduti vittime di un altro inganno: quello di pensare di dover essere per forza soggetti alle visioni di certi pastori che, col pretesto di ministrare (servire) la parola, cercano il primato, sottomettendo i membri delle comunità cristiane da loro “curate”.

Non sto dicendo queste cose per spirito di rivalità (non ce l’ho con qualcuno in particolare), ma semplicemente spinto dal dolore per il fatto che molte anime soffrono (e fra queste anch’io) per il fatto che certi pastori “non si rendono conto” di stare sottomettendo i membri delle “comunità” a loro stessi anziché al Signore.

Ma, scusate, “ministro” non dovrebbe significare servo? E, allora, perché certi pastori dicono di servire, ma – di fatto – sottomettono i membri e non permettono loro di parlare o di dire le loro opinioni? Il Signore non lasciava i discepoli liberi di parlare ed esprimersi? E se Lui, che “era” il Maestro permetteva (per amore e rispetto) tale libertà, perché non la permettono i “ministri”?! Io un’idea ce l’ho (e me la sono fatta a furia di osservare soprusi da parte di certi “ministri”): i pastori che non lasciano alcuno spazio ai membri delle “comunità” fanno così perché vogliono controllare in tutto e per tutto l’organizzazione che loro dirigono. Già costoro vogliono che tutto fili liscio, tutto ciò che loro programmano, che loro si aspettano. Ma, così, il timore di cui si preoccupano non è quello del Signore, ma quello che qualcosa di quello che vogliono loro (come lo vogliono loro) non vada. Per questo controllano tutto e tutti e non lasciano e non permettono ad alcuno di fare alcunché.

Ora, ditemi (per favore mi appello a fratelli e sorelle che siano umili e spirituali) questo maniacale controllo è voluto da Dio? Con un tale controllo, ripeto, molte anime vengono completamente assoggettate e sottomesse, al punto che viene distrutta la personalità dei membri della “comunità” (nominale), dove tutto fa il pastore, senza che alcuno possa osare quasi neanche esprimere un pensiero che possa essere soltanto vagamente discostante dai pensieri e dalle intenzioni del pastore.

Ma il Signore non formò gli apostoli permettendo loro anche di sbagliare? E, poi, chi lo dice che i pastori non sbagliano mai? Anche qui mi rifaccio (per esperienza vissuta e ripetuta varie e varie volte) a pensieri che ho sentito esprimere a certi pastori durante i culti, pensieri che ovviamente spaziavano per vari argomenti (di cui alcuni ovviamente anche culturali, cioè riferiti a nozioni culturali). Ebbene quante volte ho sentito idee culturali espresse dai pastori, che erano errate. Come faccio a dirlo. Beh, se il pastore esprime un qualcosa di culturale è ovvio che il membro di chiesa che abbia una certa cultura e sia conoscitore di quella particolare nozione possa conoscere e sapere se quello che dice il pastore è esatto oppure no. Ebbene diverse volte ho sentito esprimere inesattezze da parte del pastore. Ciò non mi porta a criticarlo, ma soltanto a capire che non è infallibile.

Perciò quando, purtroppo, poi vedo qualcuno di questi pastori assumere un atteggiamento di infallibilità soffro, perché vedo insultata la verità e noto la mancanza di umiltà: nel non riconoscimento che anche loro sono uomini fallibili. Quello che mi fa soffrire non è vedere che anche loro possono sbagliare (tutti siamo umani e la Bibbia stesa dice che “Colui che dice di essere senza peccato fa Dio bugiardo”), ma è negare ciò, assumendo un atteggiamento che è contrario a questa evidenza.

Insomma, quello che vorrei denunciare (davanti a Dio e davanti agli uomini) è che la preghiera che il Signore fece circa duemila anni fa (che possiamo essere uno in Lui) non è ancora stata esaudita probabilmente perché ancora persiste la voglia di qualcuno di ergersi al di sopra degli altri. Insomma, alcuni dicono di voler servire, ma non consentono agli altri, ai membri della comunità, di partecipare alla vita spirituale della chiesa, dovendo loro governare tutto e tutti.

Col pretesto del controllo in varie “comunità” non si lascia spazio ai membri di queste.

Ora questo non significa trattare dall’alto in basso? E questa sarebbe la fratellanza di cui parla il Signore (quando dice di “Non chiamare nessuno guida, perché una sola è la guida dei cristiani (Il Cristo)” e che “Noi siamo tutti fratelli”)?! In conclusione (per ora): potrà mai esserci quell’unità voluta dal Signore e per la quale Lui ha pregato il Padre fintantoché ci saranno alcuni che nelle “comunità” vorranno avere il primato e non avranno l’umiltà di guardare e trattare ognuno come se stessi?! Spero che dopo aver parlato per coscienza, davanti a Dio, la coscienza di qualcuno di quelli che stanno facendo morire le anime a causa della loro pretesa (nascostamente) superiorità possa riconoscere che le cose che ho detto sono spinte dal desiderio di uniformarmi allo Spirito di Cristo e alla sua preghiera.

Se qualcuno di quelli che attualmente dicono di servire, ma nei fatti signoreggiano i membri delle comunità, vorrà tornare all’umiltà e trattare gli altri come suoi pari, allora la preghiera del Signore sarà esaudita.

Dunque spero che certi “pastori” capendo ciò comprendano anche di non dover essere più loro stessi la causa del mancato adempimento (ancora oggi) della preghiera e, quindi, della volontà del Signore.

Se qualcuno vorrà dire qualcosa sui pensieri che ho espresso in questo scritto lo faccia pure (per dirmi se anche lui/lei sente da parte del Signore lo stesso dolore – per le anime – che mi ha spinto ad esprimere questa realtà).

La mia mail è la seguente: enzo_maniaci@libero.it

Enzo Maniaci | Notiziecristiane.com
Dio ci benedica.

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