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mercoledì 14 febbraio 2018

ESORTAZIONE. Dove và l’educazione?

E’ di questi giorni l’ennesima dimostrazione di violenza in presenza di minori. E’ il caso del richiamo ad un alunno da parte del vicepreside e culminato con l’aggressione da parte del genitore.
Non è difficile, richiamare alla mente, l’immagine dell’aggressività tesa a colpire, distruggere aggredire.
Immagini che in una società civile non si dovrebbero presentare. Immagini che incutono timore e paura nell’osservatore, spesso impotente. Ma quando l’osservatore è il minore si è responsabili del suo futuro, della sua personalità. E che dire che in una società cristiana l’attenzione particolare è al mondo dei bambini. Al tempo dei Vangeli si racconta l’episodio di Gesù con i bambini. Il testo Evangelico riporta: “Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva” (Marco, c.10, 13-16).

Nelle parole di Gesù si avverte un appello pedagogico educante: “Non toccate i bambini!”. Il riferimento è alla protezione, all’accoglienza, al non violare i loro diritti di tranquillità d’animo affinché quel bambino che, in seguito, diventerà il padre dell’uomo, come vuole la tradizione educativa. Si deve alla pedagogista e insegnante, Maria Montessori che fu tra le prime donne italiane a cercare di capire i meccanismi delle menti di questi piccoli. Essa intuisce la rivalutazione dell’infanzia come periodo essenziale alla formazione dell’individuo. Da qui il concetto che il bambino è padre dell’uomo, vale a dire che l’adulto, consapevole e responsabile è il risultato di una crescita avvenuta nella libertà. Il desiderio di ogni buon genitore educante è che il proprio bambino possa crescere ed evolversi nella società e nelle relazioni con fiducia. Che impari a pensare, a decidere, ad amare, a conoscere Dio e a rispettare gli altri. Ma quale fiducia possa essere tratta se il modello è la sopraffazione dell’altro. Nella Convenzione sui diritti del bambino, stabilita dalle Nazioni Unite, il 20novembre 1989 si enunciano i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti ed elargiti a tutti i bambini del mondo. Tra i principi fondamentali dei diritti dell’infanzia, compare quello del: Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6), impegnando al massimo le risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini. Il vangelo di Gesù, prima ancora di ogni psicologia evolutiva e pedagogica ripropone, all’uomo, addirittura l’essere come i bambini, che corrono dietro alla felicità. E’ probabile che l’uomo di oggi abbia perso la fiducia nel mondo, nel sociale, nell’altro riproponendo un maltrattamento psicologico fatto di reiterate violenze verbali o di un’eccessiva pressione psicologica sul minore. Sia indirettamente, facendolo spettatore di ira e violenza che direttamente mediante critiche e rimproveri eccessive. All’aggressività il bambino psicologicamente si sente svalutato, umiliato e terrorizzato. Vive una grave frustrazione e trauma caratterizzato dalla non fiducia. Per il bambino l’adulto è il tutto che elargisce la vita e se dal tutto arriva la frustrazione quale fiducia per il futuro? E quel bambino sarà il padre di domani. Quale società senza padri educanti?

Pasquale Riccardi

VARIE TESTMONIANZE CRISTIANE

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