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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

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▼ PRIMO PIANO ▼

venerdì 23 marzo 2018

DONNA CRISTIANA. Usare autorità

Il divieto di Paolo inerente all’insegnamento e alla conduzione da parte delle donne ha causato purtroppo critiche feroci nel passato, come ne causa certamente anche al giorno d’oggi.
Pertanto, come in quasi tutti i brani che parlano delle differenze tra i ruoli che spettano agli uomini e quelli che spettano alle donne,
Paolo avvalora le sue istruzioni ricordando ai lettori l’ordine originario della creazione. Egli adopera il racconto della creazione riportato nella Genesi per autenticare ed avvalorare la sua argomentazione: «…infatti Adamo fu formato per primo, e poi Eva; Adamo non fu sedotto ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; tuttavia sarà salvata partorendo figli…» (1 Timoteo 2:13-15).

Paolo fa derivare il suo divieto per le donne di insegnare e di avere autorità direttamente dal racconto della creazione.

Come Gesù, anche Paolo riporta i suoi ascoltatori all’inizio della creazione, cioè ad avvenimenti storici, e a circostanze teologiche ben precise, senza fare appello alla cultura locale, alla mancanza d’istruzione delle donne o ai problemi collegati ad insegnanti eretiche. Paolo fa appello alla Parola di Dio e per questo specifico frangente vieta alle donne di esercitare autorità sugli uomini basandosi sulla differenza tra uomo e donna, come viene evidenziata nella Genesi. Paolo dunque fa appello all’ordine originario come Dio lo ha voluto. Affermando nel verso 13 che Adamo fu creato per primo, Paolo intende che nel piano della creazione dell’essere umano, Dio ha progettato l’uomo in modo unico affinché fosse dal punto di vista fisico, emotivo e spirituale il capo tra i due, e ha progettato la donna affinché lo completasse e ne fosse l’aiuto convenevole.

È molto significativo che Dio non abbia creato Adamo ed Eva contemporaneamente.

Invece la donna è stata creata dopo l’uomo, dall’uomo, per l’uomo, è stata portata all’uomo e il suo nome le è stato dato dall’uomo (Genesi 2:20-23; 1 Corinzi 11:8-9).

Le donne credenti non devono dunque usare autorità sugli uomini nella chiesa, non devono esercitare il ministerio di governo e di conduzione nella chiesa.

L’Apostolo Paolo dando queste direttive a Timoteo, subito dopo elenca le qualifiche di coloro che hanno il compito di sorvegliare la chiesa locale (1 Timoteo 3:1-7), la netta frapposizione che l’apostolo evidenzia, lascia intendere l’esclusione della possibilità che una donna possa ricoprire un ruolo di «anziana».

Dato che 1 Timoteo 5:17 dichiara che debbano essere gli anziani a condurre la chiesa e a insegnare ai credenti e dato che le donne non devono insegnare ne esercitare autorità sugli uomini, ne consegue che le donne non possono essere anziane di chiesa.

Un altro testo Paolino che consente un ulteriore chiarimento, qualora ancora ce ne fosse, è il brano di 1 Corinzi 14: 34-37: «Come si fa in tutte le chiese de' santi, tacciansi le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare, ma debbon star soggette, come dice anche la legge. E se vogliono imparar qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è cosa indecorosa per una donna parlare in assemblea. La parola di Dio è forse proceduta da voi? O è forse pervenuta a voi soli? Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo son comandamenti del Signore».

Paolo instancabilmente ripete che i suoi insegnamenti circa i ruoli degli uomini e delle donne sono radicati nella legge della Parola di Dio, nella Torah, quindi non fa altro che dare ed avvalorare degli insegnamenti conformi quanto prescritto nella legge di Mosè. Così scrivendo anche ai Corinzi, l’apostolo cerca di fare evitare alle sue sorelle in Cristo, di comportarsi in modo contrario alla volontà di Dio e ai suoi comandamenti.

Da notare che Paolo qui scrive con una nota di amarezza nel suo cuore, poiché molti non riconoscevano la sua autorità apostolica, vi era chi lo criticava in quella chiesa! Ma Paolo dice anche a costoro: se voi siete delle persone veramente spirituali, allora riconoscete voi stessi che «le cose che io vi scrivo» con l’autorevolezza che mi caratterizza in quanto apostolo, sono comandamenti del Signore.

Scrive l’esegeta Leon Morris: «le cose che ha scritto, afferma Paolo, devono essere tenute in massimo conto, perché sono comandamenti del Signore» (Signore è in posizione enfatica). Non si poteva avanzare pretesa maggiore.

La Bibbia non è ambigua riguardo alle verità esposte fino ad ora, esse sono verità d’importanza fondamentale. In maniera diretta e chiara, essa afferma ripetutamente che ci sono ruoli diversi per l’uomo e la donna: l’autorità per l’uno e la sottomissione per l’altra. Gli apostoli Paolo e Pietro, non solo ribadiscono esplicitamente questa verità, ma si servono dei seguenti argomenti inconfutabili per dimostrare il rapporto di autorità- sottomissione:

1. Le leggi della creazione.

2. La pratica universale delle chiese.

3. La natura della deità.

4. Il comandamento di Gesù Cristo.

5. Il rapporto tra Cristo e la chiesa.

Per tali motivi la donna credente non deve ricoprire dei ruoli che non gli competono.

D’altra parte la responsabilità che deriva dall’«autorità» comporta un peso non indifferente che il Signore non ha voluto che la donna si assumesse in virtù della sua natura stessa:

«Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato…» (1 Pietro 3:7).

Le donne non devono sentirsi “represse” se Dio, nella Sua sovranità, ha deciso di riservare ai soli uomini questo peso… ed Egli non è neanche tenuto a fornirci delle spiegazioni esaurienti delle Sue ragioni, ragioni che comunque ci sono.

Occorre chiarire che il divieto d’insegnare non deve essere ovviamente letto come un assoluto, sarebbe ridicolo, (come d’altronde anche l’espressione …ma stia in silenzio). Paolo scrivendo a Tito dice esplicitamente che: «le donne più anziane siano maestre nel bene, per insegnare alle giovani», e se possono insegnare alle più giovani, non si può escludere che possano farlo anche ai ragazzi, a partire dei propri figli.

Il vero nocciolo della questione qui è uno: cosa significa insegnare?

Ci sono tante donne molto brave ad insegnare nelle scuole, ma anche nella comunicazione e nell’informazione, perché mai non dovrebbero farlo nella chiesa?

Le parole insegnare ed usare autorità sull’uomo nella scrittura sono abbinate, ed è qui la chiave della questione.

L’insegnamento, nel suo pieno significato biblico, è un esercizio di autorità spirituale. Fu detto infatti di Gesù, che la gente «si stupiva della Sua dottrina, perché Lui insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi» (Marco 1:22).

L’insegnamento di cui si riferisce la Parola di Dio non è dunque semplicemente impartire informazioni ma stabilire la dottrina, le norme di condotta cristiana, ed esercitare una autorità spirituale.

Giacomo, a tal ragione, esorta i fratelli a non essere in molti a fare da maestri, «…sapendo che ne subiremo un più severo giudizio» (Giacomo 3:1), perché chi insegna si assume la responsabilità di impartire ai suoi fratelli indicazioni autorevoli su cosa credere e cosa non credere.

E qui si nota ancora una volta la peculiarità del ministerio esercitato con l’autorità che Dio ha voluto che fosse espletato da soli uomini. La donna dunque potrebbe impartire degli studi biblici, ma nel momento in cui, per forza di cose si va oltre l’insegnamento puramente teorico, applicando le verità dottrinali alla vita pratica, allora diventa un esercizio di autorità “sull’uomo”.

Per giungere alla conclusione siamo spinti a fare una riflessione ben precisa: per rispettare l’ordine biblico, una donna potrebbe insegnare alla chiesa solo a condizione che svolga un ministerio «come gli scribi» e non come Gesù, cioè con autorità. Ma, poiché ogni ministero nella chiesa, legato all’autorità della Parola, deve rappresentare ed esprimere quello di Cristo, una simile conclusione sarebbe a dir poco paradossale. L’aspirante predicatrice si trova, biblicamente, in questo dilemma: se vuole annunciare la parola di Dio con autorità (in una assemblea di uomini e donne), contravviene all’ordine divino; se si adatta a farlo senza autorità, contravviene alla natura stessa del ministerio cristiano!

Bisogna però aggiungere che ci sono molte forme di discorso, anche tra quelle talvolta incluse nella categoria della predicazione o meglio dell’oratoria, che non costituiscono insegnamento in senso biblico. La donna può infatti profetizzare nella chiesa; può intrattenere incontri tra sorelle; può anche ricevere ed anche condividere una esortazione di carattere profetico. Qui il campo è veramente vasto per essere di benedizione nell’opera del Signore, come pure le parole di sapienza che sono frutto dei doni Spirituali e che sono largiti indistintamente a tutti, le testimonianze, la condivisione di esperienze nel campo del Signore. Queste cose non rientrano nell’esercizio dell’autorità spirituale e dunque dell’insegnamento.

In conclusione, dunque, c’è tanto spazio perché le donne possano esercitare il loro ministerio nella chiesa. Ma Dio, il Signore della chiesa, ha deciso per le Sue buone ragioni, di riservare agli uomini (e poi, solo a quegli uomini che Egli stesso sceglie e stabilisce) queste due aree: l’insegnamento e l’esercizio dell’autorità sulla chiesa.

Infine, perché le donne cristiane, piene di zelo e di amore per il Signore e per la chiesa, trovino il loro giusto collocamento, e non siano tentate ad invadere spazi rimasti vuoti ma che, secondo l’ordine voluto da Dio, non spettano a loro, è urgente, nella chiesa come nelle famiglie, che siano gli uomini ad alzarsi, a rendersi disponibili per portare i pesi dell’opera di Dio, e ad assumersi quelle responsabilità che il Signore ha destinato esclusivamente a loro.

R. Murabito

VARIE TESTMONIANZE CRISTIANE

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